Giovanni Formichella
@GioFormi
Docente di Filosofia e Storia - Liceo Classico "Arnaldo" di Brescia.
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La filosofia è sempre attuale, apre orizzonti possibili, è tensione metafisica, ricerca della verità, esercizio di intelligenza: essa ci arricchisce, perché noi, esseri spirituali, mai paghi della "quiete" della mera materialità, tendiamo, intrinsecamente, all'"oltre".
Primo incontro, al Liceo Classico "Arnaldo" di Brescia, dei Seminari di Filosofia dell'Anno Scolastico 2024-2025. Il Prof. Markus Krienke, dell'Università di Lugano, ha affrontato la questione della guerra e della pace, nel pensiero filosofico.
Lo spirito umano è, in sè, autocoscienza, ragione, intelligenza, tensione verso l'assoluto, desiderio di verità, amore: esso trascende la materia, è intrinsecamente oltre il finito, di conseguenza non può disperdersi nella molteplicità, ma, nella sua unità, è immortale.
Consiglio la lettura del libro di Yves Bolloré e Olivier Bonnassies, "Dio, la scienza, le prove", edizioni Sonda. Il testo vuole dimostrare che la scienza non è incompatibile con l'ipotesi dell'esistenza di Dio, ma, anzi, molte sue conquiste confermano tale possibilità.
La nostra interiorità spirituale è, in sè, aperta alla trascendenza, la nostra intelligenza ha, intrinsecamente, l'idea dell'essere, la nostra volontà brama il bene. la persona umana richiama l'assoluto: la nostra esistenza è un unicum, che si nutre di amore, conoscenza e verità.
La Pasqua ci fa pensare alla nostra esistenza, che è al "con-fine" tra il tempo e l'eterno: esso, però, non è la "fine" della nostra vita, ma è la negazione della morte, quindi implica spiritualità, attualità perenne, immortalità dell'anima, trascendenza, essere assoluto, verità.
La nostra esistenza è un cammino sul confine tra finito e infinito, che non vuole fermarsi al limite del visibile, dell'esperienza sensibile, dell'immanenza, dell'immediatezza, ma, intrinsecamente, tende all'"oltre", a orizzonti metafisici, a itinerari di senso, alla verità.
Una delle "malattie" del nostro tempo è il fatto che, da una parte, siamo ricchi di mezzi, di tecnologie, di strumenti informatici, di beni materiali, da un'altra parte, siamo poveri di fini, di sapienza, di spiritualità, di desiderio di verità, di tutto ciò che ci rende persone.
I fatti di violenza ci fanno riflettere sul male, che, nell'essere umano, nasce dalla nostra imperfezione, dalla contingenza della nostra libertà, dai limiti della nostra esistenza, che, intrinsecamente, può tendere verso il bene, ma può anche negare l'essere, la vita, la verità.
Le più grandi conquiste dell’umanità sono raggiunte grazie all’intelligenza caritatevole, illuminata dalla verità. Le più grandi catastrofi della storia, come le guerre, nascono da una ragione senza amore, sterile, calcolatrice, che vive nelle tenebre di un mondo senza verità.
Ogni uomo è un unicum, perché, nella propria interiorità spirituale, ha una ricchezza infinita, una brama inesauribile di conoscenza, uno spiraglio di assolutezza, un'intelligenza, che si apre all'essere, quindi a un orizzonte metafisico di senso fondante la nostra finitezza.
La negazione è alimento del pensiero: essa smuove le idee, aiuta i rapporti logici, stimola il dubbio, apre la mente alla ricerca, è segno di libertà, è il motore della dialettica. La sua eliminazione porta alla morte della scienza e della filosofia e alla fine della democrazia.
Nell'uomo, il perno è una tensione verso l'oltre: la conoscenza è un superamento del limite,l'intelligenza è un misurarsi con le frontiere del mondo, l'azione è una lotta contro la finitezza,la spiritualità è una crescita nell'interiorità verso la verità. Siamo esseri metafisici.
Il nichilismo si insinua nel nostro tempo, attraverso la negazione della verità, lo smarrimento dello strato profondo del reale, la confusione tra mezzi e fini, la venerazione di idoli, lo scientismo dogmatico, la pseudo religione positivista, l'oscuramento della trascendenza.
L'intellgenza umana ha due modalità di attuazione: quella chiusa, a forma circolare, autoreferenziale, innamorata di sé, sazia delle proprie certezze, del noto, del già detto; quella aperta, a forma di semicerchio, mai appagata di sé, dialogante, curiosa del non ancora detto.
La filosofia contemporanea, spesso, vedendo solo la parte, il frammento, l'hic et nunc, trascura il tutto, l'assoluto, il senso profondo del reale, il fine delle cose e, di conseguenza, smarrisce l'essere umano nella sua integralità, nelle sue istanze intime e nella sua essenza.
La scienza, per sua natura, è ricerca aperta, mai definitiva, sempre ricca di domande e di dubbi, empirica, studiosa delle parti del reale, umile, falsificabile, cosciente dei propri limiti, in cammino verso la verità, affamata di sapere, con l'intelligenza tesa all'universalità.
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